Concepts per la Moda Sostenibile: la stampante 3d per abiti

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Come si fa tradizionalmente un abito? Cartamodello, tessuto, forbici, ago e filo, macchina da cucire! Questo é quello che sappiamo che abbiamo sempre saputo sulla produzione di abiti. Si é sempre parlato di sartorie, maglierie, atelier, laboratori etc.

Nell’industria dell’abbigliamento si sono poi delineate le figure tecniche specializzate che fanno parte del processo di produzione: gli stilisti che impersonificano i progettisti della moda insieme ai modellisti, i tecnici che sviluppano il cartamodello. Poi ci sono coloro che tagliano i tessuti, che li cuciono e li assemblano, coloro che li commercializzano e distribuiscono, sino ad arrivare al negozio e al consumatore finale che acquista il capo di suo gradimento o di sua necessità. Tutto normale sin qui.

Certo, non prima di conoscere la futuristica invenzione, ancora purtroppo in fase progettuale, del signor Joshua Harris. Avreste mai potuto immaginare di possedere personalmente un dispositivo elettronico, appeso alla parete domestica, come un comunissimo condizionatore, che vi permetta di realizzare abbigliamento fai-da-te, magliette, abiti, pantaloni e quant’altro, direttamente a casa vostra?! Harris ci ha pensato, insieme a un gruppo di ricercatori in occasione del concorso Elettrolux Lab.

Si tratta del concept per la messa a punto della tecnologia di una stampante per abbigliamento 3D, che promette tali sortilegi, tramite il recupero e il riciclo di abiti da smaltire. Interessante, vero?

Ebbene, scopriamo qualcosa in più sull’argomento. In pratica il dispositivo a parete dovrebbe essere in grado di distruggere la vecchia t-shirt, ad esempio, recuperandone il filato in cotone, dopodiché, file digitali collegati alle aziende produttrici e al nuovo capo d’interesse, dovrebbero fungere da linea guida e processori, per creare un capo nuovo di zecca, nel modello ordinato, direttamente a casa propria, utilizzando il materiale della vecchia maglietta.

Tutto ciò farebbe felici i fashion-addicted e non solo! Anche coloro con profonda coscienza etica, che tengono allo sviluppo sostenibile del sistema produttivo industriale del pianeta, ne sarebbero felici. Si potrebbero risolvere problemi di smaltimento di prodotti non più adottati ricreandoli in una nuova veste senza spreco di materiale, né ulteriori rifiuti.

Il riutilizzo come arma per uno sviluppo equilibrato del sistema globale senza sprechi di risorse rinnovabili.

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Questa invenzione, per ora solo allo stadio progettuale di concept, potrebbe fare ipotizzare scenari nuovi per la moda del futuro.

Se la moda divenisse digitale, al punto di rivedere completamente i suoi processi produttivi, gli stilisti che fine farebbero? Potrebbero vendere e distribuire i loro progetti in formato digitale, tramite un semplice download. I loro seguaci potrebbero autoriprodursi in totale autonomia il capo scelto a casa, pur seguendo il gusto e il fashion twist del loro brand preferito.

Cosa ancora più allettante… i designer potrebbero vivere da nomadi digitali e lavorare da qualsiasi angolo del pianeta, tramite un sistema progettuale completamente digitalizzato. Una bella isoletta tropicale!? La casa in campagna con piscina?! Bello sognare…

Forse chiunque potrà divenire fashion designer di se stesso, con nuove applicazioni dedicate alla realizzazione di progetti fai-da-te passo per passo, dal disegno alla produzione.

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Ecco come potrebbe apparire il nostro nuovo atelier personale nella camera da letto. Chissà come si evolverà il tutto?!

Diamo ampio spazio alla fantasia e all’immaginazione.

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132 5 ISSEY MIYAKE: Abiti Origami Eco-Sostenibili

La Moda si lega sempre di più al concetto di bio-sostenibilità, già da diversi anni e la ricerca nei diversi contesti formali e creativi si fa sempre più raffinata. Concetto che non riguarda solo la bio-degradabilità, il reciclo, ma anche la durata di un capo.

Cambiamo abito ogni mese oramai e questo è assolutamente incociliabile con lo sviluppo sostenibile del pianeta.

In Cina e in Giappone si trovano le radici di antiche arti che sono fonte di grande ispirazione per i progettisti. Se in Cina esiste il cosiddetto Zhe Zhi” 折纸  e in Giappone l’Origami(Ori=piegare Kami= carta), per entrambi s’intende l’arte di  “piegare la carta”. Queste tradizioni hanno origine nei principi shintoisti sul ciclo vitale di vita e morte. Nel momento in cui il supporto cartaceo muore, rinasce in una nuova forma di carta piegata, contribuendo a fare in modo che questo ciclo non finisca mai.

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Il designer giapponese Issey Miyake, ha realizzato una trasposizione dell’arte Origami nella Moda digitale, tenendo a mente gli importanti temi dell’eco-compatibilità e dell’eco-sostenibilità nell’industria all’avanguardia del Techno-Fashion.

Ha collaborato per questo obiettivo con Reality LAb, un consorzio di giovani creativi fondato nel 2007 e Jun Mitani, scienziato informatico, per un progetto di grande portata: 132 5 ISSEY MIYAKE.
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Nasce da 132 5 ISSEY MIYAKE una Collezione poliedrica destinata a durare nel tempo. Una gamma di abbigliamento che si espande da forme geometriche bidimensionali, piegate a origami, in camicie, vestiti, gonne, pantaloni e abiti da cocktail. Sono modificabili in tante forme grazie ad un sistema molto smart di abbottonature nascoste che permettono di assemblare tra loro i diversi moduli, in svariati modi, creando vesti sempre diverse e originali.

Jun ha ideato un software che in base a regole matematiche è in grado di ricostruire tridimensionalmente le forme geometriche, partendo da un semplice supporto tessile.
url-41Il nome 132 5 nasce dal processo di permutazione e ciascuno dei numeri ha uno speciale significato.

Il numero 1 si riferisce al pezzo di stoffa singolo, 3 si riferisce alla sua forma tridimensionale, 2 è il risultato di un materiale 3D, come appunto il tessuto, che ritorna in 2D essendo ripiegato in una forma bidimensionale. 5 è il numero che rimane separato di uno spazio dagli altri a significare il tempo che trascorre dalla creazione di queste forme a quello durante il quale le persone le indosseranno, dando vita ai vestiti.

Il numero 5 sta anche a significare una speranza che l’idea possa essere oggetto di diverse permutazioni.

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Il supporto tessile di cui si parla, legato alla eco-sostenibilità è un lavorato derivato dal reciclo di bottiglie di plastica. La versione bianca assomiglia molto ad un popeline di cotone, mentre la nera è più lucentee satinata e simile alla seta. La stampa dipinta oro sull’abito-origami ripiegato crea un effetto bicolor nero-oro molto concettuale.dzn_1325_by_ISSEY_MIYAKE15dzn_1325_by_ISSEY_MIYAKE13dzn_1325_by_ISSEY_MIYAKE11

Anche la persistenza di un capo è eco-sostenibile. Dice Miyake stesso a proposito:

These clothes are very light, like air, and are season-less,” Miyake says. “I hope people will keep them a long time, and not replace them every two months.”

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