Catalytic Clothing. Gli abiti che purificano l’aria.

Da qualche parte  …. Adesso

Un’artista e uno scienziato…. hanno scoperto una nuova strada…

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Questi interessanti personaggi sono rispettivamente Helen Storey, una Fashion Designer … e non solo! con la voglia di migliorare il mondo ed Anthony Ryan uno scienziato chimico … e non solo! Persone che vengono da due mondi differenti e che hanno unito le proprie forze e le loro menti illuminate per realizzare una collaborazione volta a sviluppare, conseguire, negli anni, un progetto ambizioso e di successo. Un progetto che accomuna arte e scienza.

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Essi hanno dato vita ad un esperimento pubblico, anzi! a piú di un esperimento.

Siamo tra la Moda e la Scienza: L’abbigliamento Catalitico.

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Gli abiti in grado di purificare l’aria, di portare avanti una guerra pacifica per fronteggiare lo smog urbano, catturano e trasformano gli agenti tossici in un qualcosa di degradabile, contribuendo in maniera effettiva a rendere l’aria piú respirabile.

Gli abiti catalitici sono oggi una realtà.

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La ricerca sull’abbigliamento catalitico mette a punto modi e strumenti, le diverse opportunità, al fine di sviluppare quelle tecnologie tessili in grado di sfruttare, a scopo ambientale, le cosiddette proprietà catalitiche sulla superficie e texture degli abiti. Queste proprietá hanno lo scopo di innescare vere e proprie reazioni chimiche in grado di trasformare e purificare l’aria inquinata.

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Ma come funziona questo processo di purificazione?!

Le superfici dei comuni tessili per uso abbigliativo una volta ricoperte di nanoparticelle di biossido di titanio diventano foto-catalizzatori della luce e dell’ossigeno. In quanto catalizzatori accelerano la disgregazione degli agenti che inquinano l’aria che respiriamo e che sono purtroppo presenti nella nostra atmosfera, innescando delle reazioni chimiche di scomposizione.

Una volta scomposti, questi agenti nocivi e tossici si trasformano in sottoprodotti lavabili anche con la pioggia e innocui.

In base ai dati dei creatori di Moda Catalica la superficie di 1 mq di stoffa così trattata sarebbe in grado di scindere ed eliminare 0,5 gr di ossidi di azoto al giorno, se indossata usualmente.

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I capi antismog sono quindi a tutti gli effetti amici dell’ambiente, sono piccole armi benefiche, la cui diffusione porta con sė una missione per il mondo.

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Tony Ryan, in seno al Congresso sul Catalytic Clothing del 2011, afferma: ” Dalla mia prospettiva di scienziato la Moda mi permette di parlare con la gente … Da una prospettiva Moda ci sono un sacco di cose a cui la scienza può contribuire anche in termini di sostenibilità. Perché l’Industria della Moda ė più che altro un pinnacolo della Società dei Consumi ed ė in tensione con il consumismo…e…noi abbiamo bisogno di ri-apprendere “come” essere consumisti

La scienza ci potrà aiutare in questo.

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il nostro sforzo ė purificare l’aria che respiriamo attraverso gli abiti Unisciti a noi per dare forma al tuo mondo

respira meravigliosamente…

Abiti che portano in se una nuova tecnologia e la condividono con il mondo. Il lancio del progetto é rivolto ad un’audience globale, allo scopo di sensibilizzare, condividere, partecipare ad un’evoluzione. É un progetto che promette di migliorare il mondo, almeno un po’.

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Non solo gli abiti da sera( come quello molto bello che vedete nelle immagini sopra quale testimonial principale dell’esibizione Catalytic Clothing) saranno incaricati di portare avanti questa missione per noi e per il pianeta.

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Helen e Anthony hanno portato avanti con successo anche altri interessanti progetti. Nello specifico, il progetto “Field of Jeans“, é dedicato esclusivamente ai jeans foto-catalizzatori, gli air-cleaning jeans, in grado di svolgere la stessa nobilissima funzione: disgregare, scomporre e smaltire componenti tossici inquinanti.

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Grazie per averci letto. Al prossimo post!

 

Abiti Vegan la Moda Etica e Sostenibile

Parliamo oggi ancora di progresso, quello piú etico e sostenibile e quello piú rispettoso de i nostri coinquilini planetari: il Vegan Fashion.

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C’è molta differenza tra gli abiti biologici, fatti con i cosiddetti ” materiali e tessuti organici” e gli abiti vegan.

Molti di noi forse non immaginano che il vegano ortodosso non accetterebbe mai di indossare una veste in pura seta, pur essendo un nobilissimo materiale organico. Questo perché per estrarre il filo di seta occorre portare ad ebollizione i bachi, quegli esserini viventi indifesi, racchiusi in un nido. Ė una questione di procedimento, considerato, quindi, non etico e non nobile.

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Un vegan non accetterebbe neppure di indossare un maglione di pura lana vergine, perché la tosatura meccanica delle pecore può essere imprecisa, cruenta e dare loro tanta sofferenza, ferirle!

La scelta vegana non é infatti legata solo ed esclusivamente al consumo alimentare o abbigliativo di prodotti vegetali e mai animali o di derivazione animale, bensì annovera anche un utilizzo e un procedimento di estrapolazione all’origine, consapevole, etico e rigorosamente giusto, delle materie prime, anche organiche, utilizzate per i prodotti certificati vegan.

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Parole d’ordine del Vegan Fashion sono cruelty-free e animal-friendly. É importante che per la fabbricazione o produzione di questi prodotti di consumo, a partire dalla estrazione della materia prima, sia garantito il rispetto totale degli altri esseri viventi, che non sia praticata su di loro alcun tipo di violenza, usurpazione, crudeltà. Giustamente e coerentemente al loro proposito e alla loro scelta di vita, non é mai ammesso alcun tipo di maltrattamento di specie animale a scopi speculativi e commerciali. Non si parla quindi solo di sostenibilità in termini di reciclo, biodegradabilità o semplicemente di utilizzo di prodotti salutari e naturali per il benessere dell’umano.

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L’umano deve astenersi da tutte le pratiche di sfruttamento, coercizione e mancanza di rispetto del naturale ciclo vitale e biologico sia di se stesso e dei propri simili, che di tutti gli altri esseri viventi del pianeta, preservandone le specie e garantendo i diritti e la serena coesistenza della totalità di essi.

Motto della Moda Vegana, intesa come abbigliamento prodotto strettamente nei parametri della filosofia vegana, é “la moda ama gli animali”. Motto che accomuna anche gli animalisti, certo!

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Allora, come si veste un vero vegan? Sempre piū stilisti includono nelle loro Collezioni temi dedicati al Vegan Fashion. Stella McCartney una di questi, ma anche marchi emergenti come Forever 21 e tanti altri tra i piū rinomati.

Oggi non é necessario andare a cercare il negozietto specializzato, magari sconosciuto ai piū per vestire con tale consapevolezza e intento.

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Le vie dello shopping danno ampio margine di scelta per i vegani. Dalla grande distribuzione di H&M, che include sia Abbigliamento Organico che Abbigliamento Vegano nel proprio assortimento, a brand piū tecnici, come Patagonia che imbottisce i giubbotti Parka piū alla moda con materiali brevettati, come il PrimaLoft®, per venire incontro al boicottaggio dell’imbottitura a piuma, causa di sofferenze e maltrattamenti. L’estrazione dei migliori piumaggi, purtroppo si svolge tramite un processo cruento: le piume d’oca vengono drammaticamente strappate a vivo su oche in etá giovanissima, ancora allo stadio pulcino, in nome della qualitå.

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Molte le marche che propongono accessori Vegan, come borse, scarpe e cinture.

La pelle, come ovviamente anche le pellicce di qualsiasi origine animale, dal lapin, ai visoni, ai cani, anche questi ultimi purtroppo spellati vivi, ad esempio, non possono essere assolutamente annoverate tra i materiali utilizzati nella fabbricazione di calzature e neanche la similpelle che ha derivazione animale. Si tratta di pratiche dell’orrore che non si vogliono neppure immaginare.

Le etichette che certificano una scarpa vegan saranno triple nel caso tomaia, rivestimento interno e suola siano prodotti con materiali diversi. Anche una scarpa espadrillas, ottima candidata per le calzature vegan, dovrà avere le diciture che attestino la natura delle materie prime usate, juta, canvas e anche dei trattamenti, come coloranti etc…

Si pensi alle tanto acclamate tinture naturali dei bio. La cocciniglia, tintura naturale di colore rosso carminio, richiede il pestaggio di un numero che comprende tra gli 80.000 e i 100.000 carapaci di insetto, per ottenere 1 kilogrammo di colorante e tale colorante risulta addirittura allergenico per certi soggetti umani.

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Ecco qui una lista dedicata ai nostri lettori vegani più progrediti di Vegan Fashion Brands & Designers. 

Love & Peace by Paola Canti

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